Scriveva Siegfried Giedion: “È la luce che dà la sensazione di spazio. Lo spazio è annullato dall’oscurità. Luce e spazio sono inscindibili. Se si elimina la luce il contenuto emotivo dello spazio scompare e diventa impossibile coglierlo. Nell’oscurità non esiste alcuna differenza fra la valutazione emozionale del vuoto e quello di un interno ben articolato”.
L’architettura esiste perché c’è la luce.
La luce richiama l’attenzione, separa ed evidenzia, cattura, attrae o distrae, diventa informazione.
Il progetto di illuminazione è la sapiente combinazione di queste funzioni, declinate in corpi e sistemi illuminanti, applicate in diverse soluzioni tecniche e pianificate ad hoc per dare alla luce l’impatto, gli effetti e la qualità desiderati.
La luce diventa elemento architettonico determinante nel caratterizzare lo spazio vissuto.
La luce dipinge l’abitare con colori, effetti scenografici, dinamismi, può suggerire un’idea di infinito e di libertà o trasmettere una sensazione rassicurante di un ambiente accogliente e sereno.
C’è una definizione di Richard Kelly che mi affascina perché esprime il concetto di ambient luminescence ed evoca “la luce ininterrotta di una mattina innevata in aperta campagna o il crepuscolo su un fiume dove rive, acqua e cielo si confondono”.
Immagini poetiche che rivivono nell’opera di Marco Pollice, affermato light designer che da molti anni si occupa di “architettura” della luce a 360°.
Ricerca, consulenza, progettazione e produzione sono gli ambiti a cui si accosta con un approccio che lo pone a confronto con una moltitudine di discipline, lo richiama, come afferma Silvano Oldani - direttore della rivista LUCE - “ad un sapere alto, ad una responsabilità etica, al valore contemporaneo della cultura della luce, protagonista di una disciplina al pari di altre discipline storiche che segnano e concorrono a disegnare la nostra storia umana e quella sociale e urbana delle nostre città”.
Forte di un know-how tecnologico consolidato, dotato di una particolare sensibilità ed un profondo, assoluto senso dello spazio, Marco è artefice di progetti d’eccellenza.
Progetti dove la luce destruttura lo spazio buio, crea volumi e superfici, esalta dettagli, in una sfida continua tra necessità di privacy e messa in scena palese.
Strade, piazze, edifici, abitazioni, uffici, musei, monumenti, fontane, negozi, giardini, parchi, piscine, assumono nuove identità, passando da una dimensione anonima a quella del capolavoro.
Poesie di luce pregne di una componente emozionale che apre a nuove dimensioni, sospese nella quiete assoluta dell’incanto.
“Ogni progetto è una magica alchimia di forme, materiali e tecnologie. Progettare la luce significa studiare dei sistemi ad hoc in grado di rispondere alle particolari esigenze funzionali ed estetiche di ogni singolo progetto. Nella realizzazione dei miei lavori, spesso mi trovo di fronte alla sfida di dover ideare dei progetti di illuminazione specifici che si adattino a situazioni, contesti e applicazioni particolari. Penso alla luce su misura, che rimanga un pezzo unico, abbia una valenza site specific.
La qualità della luce è in grado di contribuire alla qualità della vita e rappresenta un fattore fondamentale per il benessere psicofisico.
Un livello ancora più raffinato di progettazione dell’illuminazione consiste nel prevedere un sistema programmato che modifica l’assetto della luce in base alla stagione, al momento della giornata, al tipo di attività svolta.
Una considerazione inadeguata di una corretta ed efficiente illuminazione porta a realizzazioni tutt'altro che ottimali e alla necessità di modifiche costose.
Affidarsi ad un “professionista della luce” significa, quindi, aggiungere valore al progetto in termini di efficienza, qualità, benessere e risparmio energetico: investendo nella qualità si abbattono i costi sociali.
Ritengo che, come afferma Oscar Niemeyer, la progettazione architettonica in toto debba “ecologicamente promuovere una nuova ospitalità all'uomo e trovare un equilibrio tra il naturale e l'artificiale, tra l'organico e il costruire. Un'armonia difficile da raggiungere ma verso cui tendere”.
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