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| Portello - Milano Architetto: |
Light designer, cresciuto in una famiglia di professionisti che nel campo della progettazione illuminotecnica hanno contribuito alla storia e cultura della luce. Chi è Marco Pollice? “ Il posto che la produzione Pollice si è conquistato dai primi del 900 alla fine degli anni 80, forse non è molto conosciuto, eppure era letteralmente sotto gli occhi di tutti.”
Parliamo di uffici, strade, monumenti, ospedali, complessi industriali, gallerie autostradali e ferroviarie, stadi ed impianti sportivi illuminati a giorno che hanno cambiato i tempi dello sport.
Un’illuminazione che ha contribuito a mutare sotto molti aspetti la nostra vita quotidiana.
Il know-how ereditato ha contribuito a formare la mia identità professionale. Dopo cinque anni passati nell’azienda di famiglia, ceduta nel 1986, sono entrato a far parte del settore marketing di una multinazionale di sorgenti luminose come consulente tecnico di nuove tecnologie.
Tutta l’avanguardia tecnologica veniva però percepita con un ritardo di dieci anni dal mercato dei costruttori e dai professionisti del settore.
Era, quindi, necessario attuare l’innovazione in tempi più brevi e far comprendere al progettista l’importanza dell’applicazione di tali teorie proponendole già in fase progettuale.
Il risultato ottenuto avrebbe avuto un duplice aspetto: benessere psicofisico per il cliente ed un notevole risparmio economico.
Ne ho avuto conferma affiancando mio fratello Alfredo, affermato light designer, durante la realizzazione degli stadi del 1990 e successivamente nella progettazione di catene di punti vendita e case private.
Siamo riusciti a dimostrare che con una progettazione innovativa si poteva risparmiare il 30% sul totale dei costi, migliorando l’aspetto ergonomico illuminotecnico come mi era stato insegnato fin da piccolo dalla mia famiglia.
Nel 1995 ho terminato la mia esperienza con la suddetta multinazionale per poter collaborare in modo assiduo con mio fratello Alfredo, promotore di questa filosofia.
Nel 1997, dopo la sua prematura scomparsa, ho deciso di continuare l’attività con lo stesso impegno e passione per la materia luce.
Parliamo di uffici, strade, monumenti, ospedali, complessi industriali, gallerie autostradali e ferroviarie, stadi ed impianti sportivi illuminati a giorno che hanno cambiato i tempi dello sport.
Un’illuminazione che ha contribuito a mutare sotto molti aspetti la nostra vita quotidiana.
Il know-how ereditato ha contribuito a formare la mia identità professionale. Dopo cinque anni passati nell’azienda di famiglia, ceduta nel 1986, sono entrato a far parte del settore marketing di una multinazionale di sorgenti luminose come consulente tecnico di nuove tecnologie.
Tutta l’avanguardia tecnologica veniva però percepita con un ritardo di dieci anni dal mercato dei costruttori e dai professionisti del settore.
Era, quindi, necessario attuare l’innovazione in tempi più brevi e far comprendere al progettista l’importanza dell’applicazione di tali teorie proponendole già in fase progettuale.
Il risultato ottenuto avrebbe avuto un duplice aspetto: benessere psicofisico per il cliente ed un notevole risparmio economico.
Ne ho avuto conferma affiancando mio fratello Alfredo, affermato light designer, durante la realizzazione degli stadi del 1990 e successivamente nella progettazione di catene di punti vendita e case private.
Siamo riusciti a dimostrare che con una progettazione innovativa si poteva risparmiare il 30% sul totale dei costi, migliorando l’aspetto ergonomico illuminotecnico come mi era stato insegnato fin da piccolo dalla mia famiglia.
Nel 1995 ho terminato la mia esperienza con la suddetta multinazionale per poter collaborare in modo assiduo con mio fratello Alfredo, promotore di questa filosofia.
Nel 1997, dopo la sua prematura scomparsa, ho deciso di continuare l’attività con lo stesso impegno e passione per la materia luce.
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| Installazione Piazza Duomo Committente: A2A S.p.A. |
Nel 1986, ceduta l’azienda di famiglia, mi sono dovuto rimettere in gioco per mantenermi in attivo. Dissuaso da mio padre nel ripropormi nel settore, ho comunque scelto di non demordere e perseverando, nonostante le porte semichiuse, sempre con grande energia, passione ed umiltà.
Cosa fa un Light designer, quali sono i suoi campi di applicazione?
L’ambito d’azione principale del light designer riguarda la progettazione dell’illuminazione nei più disparati contesti.
Questo implica necessariamente una complessa interazione di competenze che gli permette di creare una perfetta scenografia luminosa che soddisfi ogni espressione di esigenza del committente o del fruitore di tale spazio.
Percepire totalmente l’ambiente circostante permette infatti di interagire con esso, innescando nel contempo processi comportamentali, emozionali e cognitivi.
I campi d’applicazione sono dunque infiniti.
Per svolgere una qualsivoglia attività abbiamo bisogno del giusto livello di luce sia essa artificiale o naturale, e dove necessario e possibile, una equilibrata commistione di entrambe.
Non bisogna poi dimenticare che spesso il LD diventa un product-designer, capace di progettare e realizzare oggetti di illuminazione e di intuire gusti ed esigenze del pubblico. Dobbiamo reinventare forme di luce, creando una scenografia coinvolgente.
L’ambito d’azione principale del light designer riguarda la progettazione dell’illuminazione nei più disparati contesti.
Questo implica necessariamente una complessa interazione di competenze che gli permette di creare una perfetta scenografia luminosa che soddisfi ogni espressione di esigenza del committente o del fruitore di tale spazio.
Percepire totalmente l’ambiente circostante permette infatti di interagire con esso, innescando nel contempo processi comportamentali, emozionali e cognitivi.
I campi d’applicazione sono dunque infiniti.
Per svolgere una qualsivoglia attività abbiamo bisogno del giusto livello di luce sia essa artificiale o naturale, e dove necessario e possibile, una equilibrata commistione di entrambe.
Non bisogna poi dimenticare che spesso il LD diventa un product-designer, capace di progettare e realizzare oggetti di illuminazione e di intuire gusti ed esigenze del pubblico. Dobbiamo reinventare forme di luce, creando una scenografia coinvolgente.
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| Cinema Medusa – Bologna Architetto: Cibic & Partners |
Per quali caratteristiche si distinguono i suoi progetti e prodotti d’illuminazione?
Progettare la luce è una forma d’arte.
Penso che un progetto d’illuminazione di qualità nasca dalla creatività del light designer e dall’utilizzo sapiente delle tecnologie disponibili e alla collaborazione con altri professionisti d’ eccellenza.
Quando c’è uno scambio dinamico tra light designer, architetti, ingegneri, interior designer, artisti e una committenza colta o appassionata e per questo “illuminata”.
Progettare la luce è una forma d’arte.
Penso che un progetto d’illuminazione di qualità nasca dalla creatività del light designer e dall’utilizzo sapiente delle tecnologie disponibili e alla collaborazione con altri professionisti d’ eccellenza.
Quando c’è uno scambio dinamico tra light designer, architetti, ingegneri, interior designer, artisti e una committenza colta o appassionata e per questo “illuminata”.
Marco Pollice ha uno stile riconoscibile?
Personalizzare la luce ascoltando le esigenze dell’architetto e del cliente, combinando percezione e tecnica al fine di creare un ambiente armonioso ed equilibrato ritagliato ad hoc sul suo utilizzatore finale. Una strettissima collaborazione con l’architetto o l’interior designer è indispensabile, per consentire all’ambiente o allo spazio di conservare od acquisire una sua identità.
Personalizzare la luce ascoltando le esigenze dell’architetto e del cliente, combinando percezione e tecnica al fine di creare un ambiente armonioso ed equilibrato ritagliato ad hoc sul suo utilizzatore finale. Una strettissima collaborazione con l’architetto o l’interior designer è indispensabile, per consentire all’ambiente o allo spazio di conservare od acquisire una sua identità.
Com’è il rapporto con gli architetti e con le loro opere?
È un rapporto sinergico e di complicità, in cui l’interdisciplinarità è un vantaggio per tutti. La luce è infatti uno strumento che va accordato dalle mani dell’architetto affinché ci sia una totale integrazione tra architettura e luce che plasma spazi emozionali.
È un rapporto sinergico e di complicità, in cui l’interdisciplinarità è un vantaggio per tutti. La luce è infatti uno strumento che va accordato dalle mani dell’architetto affinché ci sia una totale integrazione tra architettura e luce che plasma spazi emozionali.
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| Resort Club Castiglion del Bosco Montalcino Interior Designer: Teresa Burgisser Architetto: C.L.Poccianti Ingegneria: Paesaggisti: FormaTerra, |
Luce e cinema. Ha studiato progettazione illuminotecnica al Politecnico di Milano e poi regia cinematografica alla New York University. Che cos’è la luce secondo Marco Pollice?
Il binomio LUCE-CINEMA o LUCE-TEATRO da sempre svolge un ruolo chiave nel mio modo di sentire la luce. Nel mondo cinematografico e teatrale, più che in altri, il legame tra luce e comunicazione è fortissimo: l’illuminazione diviene parte di un messaggio.
Possiamo pensare alla scenografia di uno spettacolo come ad una scatola nera con un’apertura (il sipario o l’inquadratura della macchina da presa) attraverso la quale il pubblico vede uno spazio in continua evoluzione e in continuo movimento. In questo spazio il LD crea i vari effetti luminosi per enfatizzare l’azione scenica, inducendo gli spettatori a guardare con un’attenzione spasmodica ed estraniante i dettagli del mondo visibile come isolati ed ingigantiti.
Quindi la primaria funzione della luce è quella di selezionare dal continuum spaziale e temporale i dettagli che dobbiamo vedere dandogli poi una precisa connotazione.
Cerco sempre di non dimenticare questo approccio quando creo un ambiente luminoso, giocando con la luce, con i suoi colori e le sue forme per emozionare, sempre nel rispetto delle sue funzioni, contestualizzate, rendendo lo spazio dinamico e quindi sorprendente.
Il binomio LUCE-CINEMA o LUCE-TEATRO da sempre svolge un ruolo chiave nel mio modo di sentire la luce. Nel mondo cinematografico e teatrale, più che in altri, il legame tra luce e comunicazione è fortissimo: l’illuminazione diviene parte di un messaggio.
Possiamo pensare alla scenografia di uno spettacolo come ad una scatola nera con un’apertura (il sipario o l’inquadratura della macchina da presa) attraverso la quale il pubblico vede uno spazio in continua evoluzione e in continuo movimento. In questo spazio il LD crea i vari effetti luminosi per enfatizzare l’azione scenica, inducendo gli spettatori a guardare con un’attenzione spasmodica ed estraniante i dettagli del mondo visibile come isolati ed ingigantiti.
Quindi la primaria funzione della luce è quella di selezionare dal continuum spaziale e temporale i dettagli che dobbiamo vedere dandogli poi una precisa connotazione.
Cerco sempre di non dimenticare questo approccio quando creo un ambiente luminoso, giocando con la luce, con i suoi colori e le sue forme per emozionare, sempre nel rispetto delle sue funzioni, contestualizzate, rendendo lo spazio dinamico e quindi sorprendente.
Cosa vuol dire e quali opportunità e vantaggi fornisce il custom innovation?
È la personalizzazione della luce, sia come scenografia luminosa che come corpi illuminanti. Spessissimo non si riesce a realizzare la scenografia di luce pensata utilizzando i prodotti standard quindi si modifica la sorgente impiegata, la si filtra per renderla più calda o più fredda; si modificano i sistemi di fissaggio o le parti ottiche, o si crea un apparecchio totalmente nuovo riducendo tempi di ingegnerizzazione e avendo la possibilità di produrlo anche in piccole quantità.
In questo modo si ottiene un impianto più efficiente, più duraturo e anche più economico in termini di manutenzione.
Tutto ciò con un unico scopo … soddisfare il cliente.
È la personalizzazione della luce, sia come scenografia luminosa che come corpi illuminanti. Spessissimo non si riesce a realizzare la scenografia di luce pensata utilizzando i prodotti standard quindi si modifica la sorgente impiegata, la si filtra per renderla più calda o più fredda; si modificano i sistemi di fissaggio o le parti ottiche, o si crea un apparecchio totalmente nuovo riducendo tempi di ingegnerizzazione e avendo la possibilità di produrlo anche in piccole quantità.
In questo modo si ottiene un impianto più efficiente, più duraturo e anche più economico in termini di manutenzione.
Tutto ciò con un unico scopo … soddisfare il cliente.
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| Stadio Meazza Milano Committente: Pirelli S.p.A. |
Come si fa a coniugare funzionalità, efficienza e risparmio energetico con l’esperienza estetica ed emozionale che la luce offre?
Dato che la luce è indispensabile alla visione, l’illuminazione deve necessariamente rispondere in primis ad esigenze utilitaristiche ed estetiche. Il LD è quindi spesso costretto a fare i conti con la fattibilità tecnica di un progetto, i vincoli strutturali e soprattutto con condizionamenti di natura normativa. È perciò costretto a limitare la propria creatività, ed è questa la sfida più grossa: riuscire ad essere comunque creativi, riuscire a conservare un po’ di quel candore fanciullesco che sboccia in qualcosa che sorprende, ma che allo stesso tempo sia così semplice da potersi insinuare e conciliare con tutte le necessità dello spazio.
Dato che la luce è indispensabile alla visione, l’illuminazione deve necessariamente rispondere in primis ad esigenze utilitaristiche ed estetiche. Il LD è quindi spesso costretto a fare i conti con la fattibilità tecnica di un progetto, i vincoli strutturali e soprattutto con condizionamenti di natura normativa. È perciò costretto a limitare la propria creatività, ed è questa la sfida più grossa: riuscire ad essere comunque creativi, riuscire a conservare un po’ di quel candore fanciullesco che sboccia in qualcosa che sorprende, ma che allo stesso tempo sia così semplice da potersi insinuare e conciliare con tutte le necessità dello spazio.
In quale modo il settore dell’illuminotecnica contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente?
Si parla tanto di risparmio energetico, osannando le sorgenti più efficienti, ma dimenticandosi che il primo passo per un vero risparmio è progettare un buon impianto di illuminazione dove la luce non viene sprecata, ma impiegata solo dove serve e nella giusta quantità.
Il contenimento energetico è infatti un obiettivo che deve essere raggiunto senza compromettere la sicurezza o peggio ancora la salute delle persone che andranno a vivere o lavorare nei vari spazi progettati.
Quindi risulta essenziale la scelta degli apparecchi più idonei.
Scelta che deve essere accompagnata da un attento studio delle attività svolte e delle presenze effettive nell’arco dell’intera giornata in moda da ricreare quegli scenari luminosi che meglio si adattano ai vari momenti ed alle varie situazioni, eliminando sprechi e consentendo la massima flessibilità.
L’impiego di dispositivi come parzializzatori del flusso luminoso (dimmer), temporizzatori, sensori di presenza e interruttori crepuscolari possono aiutare a razionalizzare l’uso dell’energia elettrica, ma il loro impiego va comunque valutato soppesando i vantaggi che esso può portare in termini di risparmio energetico con il maggior costo di realizzazione dell’impianto.
E’ per me un must adottare modelli che rispettino e salvaguardino le capacità rigenerative della Terra ed il benessere delle comunità.
Le caratteristiche ecosostenibili costituiscono l’elemento differenziante e vincente.
Si parla tanto di risparmio energetico, osannando le sorgenti più efficienti, ma dimenticandosi che il primo passo per un vero risparmio è progettare un buon impianto di illuminazione dove la luce non viene sprecata, ma impiegata solo dove serve e nella giusta quantità.
Il contenimento energetico è infatti un obiettivo che deve essere raggiunto senza compromettere la sicurezza o peggio ancora la salute delle persone che andranno a vivere o lavorare nei vari spazi progettati.
Quindi risulta essenziale la scelta degli apparecchi più idonei.
Scelta che deve essere accompagnata da un attento studio delle attività svolte e delle presenze effettive nell’arco dell’intera giornata in moda da ricreare quegli scenari luminosi che meglio si adattano ai vari momenti ed alle varie situazioni, eliminando sprechi e consentendo la massima flessibilità.
L’impiego di dispositivi come parzializzatori del flusso luminoso (dimmer), temporizzatori, sensori di presenza e interruttori crepuscolari possono aiutare a razionalizzare l’uso dell’energia elettrica, ma il loro impiego va comunque valutato soppesando i vantaggi che esso può portare in termini di risparmio energetico con il maggior costo di realizzazione dell’impianto.
E’ per me un must adottare modelli che rispettino e salvaguardino le capacità rigenerative della Terra ed il benessere delle comunità.
Le caratteristiche ecosostenibili costituiscono l’elemento differenziante e vincente.
Paul Andreu, l’architetto del National Centre for Performing Arts di Pechino ha detto che la sua opera “come una bolla d’aria, racchiude sfumature di vita”. Naturale e artificiale, come si mettono in relazione le due dimensioni nel lavoro di un light designer? La luce artificiale può introdurre altri tipi di tempo, altre forme di durata. L’illuminazione può provocare e risvegliare ricordi, memoria di un luogo, di un edificio. Come entrano questi aspetti nel suo lavoro?
L’uomo contemporaneo ha sfidato e dominato la natura, modificando l’alternanza tra giorno e notte, tra luce e buio. Questa conquista ha profondamente alterato i suoi ritmi di vita e le sue abitudini.
La luce artificiale si è guadagnata un posto sempre più importante passando da strumento per vedere in assenza della luce naturale a fonte indispensabile di benessere psicofisico e comunicazione.
È stato ampiamente dimostrato che un ambiente luminoso che rispetta il nostro orologio biologico ci fa sentire meglio, e quindi lavorare meglio. Inoltre, l’integrazione di luce artificiale e naturale facilita la concentrazione e mantiene alta la soglia di attenzione, ci mantiene motivati, attivi, permettendoci di essere più produttivi e di dare il meglio di noi stessi.
Quindi non basta illuminare uno spazio, bisogna ricreare all’interno degli ambienti le sensazioni dell’ “esterno”.
È importante verificare l’orientamento degli edifici, per valutare in che modo la luce naturale penetra nell’ambiente nelle diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni, filtrandola, incanalandola o anche oscurandola se necessario per controllare l’innalzamento termico che l’eccesiva illuminazione solare potrebbe provocare.
La luce è poi comunicazione, infatti può raccontare, evocare, disegnare mondi luminosi anche geograficamente lontani che stimolano la fantasia e suscitano emozioni che appagano sensi e psiche.
L’uomo contemporaneo ha sfidato e dominato la natura, modificando l’alternanza tra giorno e notte, tra luce e buio. Questa conquista ha profondamente alterato i suoi ritmi di vita e le sue abitudini.
La luce artificiale si è guadagnata un posto sempre più importante passando da strumento per vedere in assenza della luce naturale a fonte indispensabile di benessere psicofisico e comunicazione.
È stato ampiamente dimostrato che un ambiente luminoso che rispetta il nostro orologio biologico ci fa sentire meglio, e quindi lavorare meglio. Inoltre, l’integrazione di luce artificiale e naturale facilita la concentrazione e mantiene alta la soglia di attenzione, ci mantiene motivati, attivi, permettendoci di essere più produttivi e di dare il meglio di noi stessi.
Quindi non basta illuminare uno spazio, bisogna ricreare all’interno degli ambienti le sensazioni dell’ “esterno”.
È importante verificare l’orientamento degli edifici, per valutare in che modo la luce naturale penetra nell’ambiente nelle diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni, filtrandola, incanalandola o anche oscurandola se necessario per controllare l’innalzamento termico che l’eccesiva illuminazione solare potrebbe provocare.
La luce è poi comunicazione, infatti può raccontare, evocare, disegnare mondi luminosi anche geograficamente lontani che stimolano la fantasia e suscitano emozioni che appagano sensi e psiche.
Come sarà la luce del futuro?
Una luce intelligente, pensata e studiata da persone competenti, attente all’ambiente e alle nuove tecnologie, informate sul come utilizzarle al meglio. Sarà una luce ibrida che mescolerà sempre più la tecnologia LED con quella più collaudata delle sorgenti tradizionali, fluorescenti e alogene in primis. Cambierà anche il modo di produrre l’energia per creare la luce progettata nel rispetto dell’ambiente, sfruttando fonti naturali, ma senza abusarne: pannelli solari, energia eolica, batterie ad acqua, sono solo l’inizio di un nuovo modo di produrre energia e luce.
Una luce intelligente, pensata e studiata da persone competenti, attente all’ambiente e alle nuove tecnologie, informate sul come utilizzarle al meglio. Sarà una luce ibrida che mescolerà sempre più la tecnologia LED con quella più collaudata delle sorgenti tradizionali, fluorescenti e alogene in primis. Cambierà anche il modo di produrre l’energia per creare la luce progettata nel rispetto dell’ambiente, sfruttando fonti naturali, ma senza abusarne: pannelli solari, energia eolica, batterie ad acqua, sono solo l’inizio di un nuovo modo di produrre energia e luce.









