mercoledì 23 novembre 2011

Intervista a Marco Pollice a cura di Jacqueline Ceresoli


Portello - Milano
Architetto: Mario Bellini Associati

Light designer, cresciuto in una famiglia di professionisti che nel campo della progettazione illuminotecnica hanno contribuito alla storia e cultura della luce. Chi è Marco Pollice? “ Il posto che la produzione Pollice si è conquistato dai primi del 900 alla fine degli anni 80, forse non è molto conosciuto, eppure era letteralmente sotto gli occhi di tutti.”
Parliamo di uffici, strade, monumenti, ospedali, complessi industriali, gallerie autostradali e ferroviarie, stadi ed impianti sportivi illuminati a giorno che hanno cambiato i tempi dello sport.
Un’illuminazione che ha contribuito a mutare sotto molti aspetti la nostra vita quotidiana.
Il know-how ereditato ha contribuito a formare la mia identità professionale. Dopo cinque anni passati nell’azienda di famiglia, ceduta nel 1986, sono entrato a far parte del settore marketing di una multinazionale di sorgenti luminose come consulente tecnico di nuove tecnologie.
Tutta l’avanguardia tecnologica veniva però percepita con un ritardo di dieci anni dal mercato dei costruttori e dai professionisti del settore.
Era, quindi, necessario attuare l’innovazione in tempi più brevi e far comprendere al progettista l’importanza dell’applicazione di tali teorie proponendole già in fase progettuale.
Il risultato ottenuto avrebbe avuto un duplice aspetto: benessere psicofisico per il cliente ed un notevole risparmio economico.
Ne ho avuto conferma affiancando mio fratello Alfredo, affermato light designer, durante la realizzazione degli stadi del 1990 e successivamente nella progettazione di catene di punti vendita e case private.
Siamo riusciti a dimostrare che con una progettazione innovativa si poteva risparmiare il 30% sul totale dei costi, migliorando l’aspetto ergonomico illuminotecnico come mi era stato insegnato fin da piccolo dalla mia famiglia.
Nel 1995 ho terminato la mia esperienza con la suddetta multinazionale per poter collaborare in modo assiduo con mio fratello Alfredo, promotore di questa filosofia.
Nel 1997, dopo la sua prematura scomparsa, ho deciso di continuare l’attività con lo stesso impegno e passione per la materia luce.


Installazione Piazza Duomo
Committente: A2A S.p.A.
Questa attività è stata una sua libera scelta o per dovere si è assunto la responsabilità di continuare l’attività iniziata più di un secolo fa: progettare prodotti, sistemi ed impianti destinati all’illuminazione pubblica e privata?
Nel 1986, ceduta l’azienda di famiglia, mi sono dovuto rimettere in gioco per mantenermi in attivo. Dissuaso da mio padre nel ripropormi nel settore, ho comunque scelto di non demordere e perseverando, nonostante le porte semichiuse, sempre con grande energia, passione ed umiltà.


Cosa fa un Light designer, quali sono i suoi campi di applicazione?
L’ambito d’azione principale del light designer riguarda la progettazione dell’illuminazione nei più disparati contesti.
Questo implica necessariamente una complessa interazione di competenze che gli permette di creare una perfetta scenografia luminosa che soddisfi ogni espressione di esigenza del committente o del fruitore di tale spazio.
Percepire totalmente l’ambiente circostante permette infatti di interagire con esso, innescando nel contempo processi comportamentali, emozionali e cognitivi.
I campi d’applicazione sono dunque infiniti.
Per svolgere una qualsivoglia attività abbiamo bisogno del giusto livello di luce sia essa artificiale o naturale, e dove necessario e possibile, una equilibrata commistione di entrambe.
Non bisogna poi dimenticare che spesso il LD diventa un product-designer, capace di progettare e realizzare oggetti di illuminazione e di intuire gusti ed esigenze del pubblico. Dobbiamo reinventare forme di luce, creando una scenografia coinvolgente.

Cinema Medusa – Bologna   
Architetto: Cibic & Partners
Per quali caratteristiche si distinguono i suoi progetti e prodotti d’illuminazione?
Progettare la luce è una forma d’arte.
Penso che un progetto d’illuminazione di qualità nasca dalla creatività del light designer e dall’utilizzo sapiente delle tecnologie disponibili e alla collaborazione con altri professionisti d’ eccellenza.
Quando c’è uno scambio dinamico tra light designer, architetti, ingegneri, interior designer, artisti e una committenza colta o appassionata e per questo “illuminata”.

Marco Pollice ha uno stile riconoscibile?
Personalizzare la luce ascoltando le esigenze dell’architetto e del cliente, combinando percezione e tecnica al fine di creare un ambiente armonioso ed equilibrato ritagliato ad hoc sul suo utilizzatore finale. Una strettissima collaborazione con l’architetto o l’interior designer è indispensabile, per consentire all’ambiente o allo spazio di conservare od acquisire una sua identità.

Com’è il rapporto con gli architetti e con le loro opere?
È un rapporto sinergico e di complicità, in cui l’interdisciplinarità è un vantaggio per tutti. La luce è infatti uno strumento che va accordato dalle mani dell’architetto affinché ci sia una totale integrazione tra architettura e luce che plasma spazi emozionali.

Resort Club Castiglion del Bosco Montalcino
Interior Designer: Teresa Burgisser
Architetto: C.L.Poccianti
Ingegneria: Nino Solazzi
Paesaggisti: FormaTerra, Marco Battaggia e Philip Adiutori

Luce e cinema. Ha studiato progettazione illuminotecnica al Politecnico di Milano e poi regia cinematografica alla New York University. Che cos’è la luce secondo Marco Pollice?
Il binomio LUCE-CINEMA o LUCE-TEATRO da sempre svolge un ruolo chiave nel mio modo di sentire la luce. Nel mondo cinematografico e teatrale, più che in altri, il legame tra luce e comunicazione è fortissimo: l’illuminazione diviene parte di un messaggio.
Possiamo pensare alla scenografia di uno spettacolo come ad una scatola nera con un’apertura (il sipario o l’inquadratura della macchina da presa) attraverso la quale il pubblico vede uno spazio in continua evoluzione e in continuo movimento. In questo spazio il LD crea i vari effetti luminosi per enfatizzare l’azione scenica, inducendo gli spettatori a guardare con un’attenzione spasmodica ed estraniante i dettagli del mondo visibile come isolati ed ingigantiti.
Quindi la primaria funzione della luce è quella di selezionare dal continuum spaziale e temporale i dettagli che dobbiamo vedere dandogli poi una precisa connotazione.
Cerco sempre di non dimenticare questo approccio quando creo un ambiente luminoso, giocando con la luce, con i suoi colori e le sue forme per emozionare, sempre nel rispetto delle sue funzioni, contestualizzate, rendendo lo spazio dinamico e quindi sorprendente.

Cosa vuol dire e quali opportunità e vantaggi fornisce il custom innovation?
È la personalizzazione della luce, sia come scenografia luminosa che come corpi illuminanti. Spessissimo non si riesce a realizzare la scenografia di luce pensata utilizzando i prodotti standard quindi si modifica la sorgente impiegata, la si filtra per renderla più calda o più fredda; si modificano i sistemi di fissaggio o le parti ottiche, o si crea un apparecchio totalmente nuovo riducendo tempi di ingegnerizzazione e avendo la possibilità di produrlo anche in piccole quantità.
In questo modo si ottiene un impianto più efficiente, più duraturo e anche più economico in termini di manutenzione.
Tutto ciò con un unico scopo … soddisfare il cliente.

Stadio Meazza Milano
Committente: Pirelli S.p.A.
Come si fa a coniugare funzionalità, efficienza e risparmio energetico con l’esperienza estetica ed emozionale che la luce offre?
Dato che la luce è indispensabile alla visione, l’illuminazione deve necessariamente rispondere in primis ad esigenze utilitaristiche ed estetiche. Il LD è quindi spesso costretto a fare i conti con la fattibilità tecnica di un progetto, i vincoli strutturali e soprattutto con condizionamenti di natura normativa. È perciò costretto a limitare la propria creatività, ed è questa la sfida più grossa: riuscire ad essere comunque creativi, riuscire a conservare un po’ di quel candore fanciullesco che sboccia in qualcosa che sorprende, ma che allo stesso tempo sia così semplice da potersi insinuare e conciliare con tutte le necessità dello spazio.

In quale modo il settore dell’illuminotecnica contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente?
Si parla tanto di risparmio energetico, osannando le sorgenti più efficienti, ma dimenticandosi che il primo passo per un vero risparmio è progettare un buon impianto di illuminazione dove la luce non viene sprecata, ma impiegata solo dove serve e nella giusta quantità.
Il contenimento energetico è infatti un obiettivo che deve essere raggiunto senza compromettere la sicurezza o peggio ancora la salute delle persone che andranno a vivere o lavorare nei vari spazi progettati.
Quindi risulta essenziale la scelta degli apparecchi più idonei.
Scelta che deve essere accompagnata da un attento studio delle attività svolte e delle presenze effettive nell’arco dell’intera giornata in moda da ricreare quegli scenari luminosi che meglio si adattano ai vari momenti ed alle varie situazioni, eliminando sprechi e consentendo la massima flessibilità.
L’impiego di dispositivi come parzializzatori del flusso luminoso (dimmer), temporizzatori, sensori di presenza e interruttori crepuscolari possono aiutare a razionalizzare l’uso dell’energia elettrica, ma il loro impiego va comunque valutato soppesando i vantaggi che esso può portare in termini di risparmio energetico con il maggior costo di realizzazione dell’impianto.
E’ per me un must adottare modelli che rispettino e salvaguardino le capacità rigenerative della Terra ed il benessere delle comunità.
Le caratteristiche ecosostenibili costituiscono l’elemento differenziante e vincente.

Paul Andreu, l’architetto del National Centre for Performing Arts di Pechino ha detto che la sua opera “come una bolla d’aria, racchiude sfumature di vita”. Naturale e artificiale, come si mettono in relazione le due dimensioni nel lavoro di un light designer? La luce artificiale può introdurre altri tipi di tempo, altre forme di durata. L’illuminazione può provocare e risvegliare ricordi, memoria di un luogo, di un edificio. Come entrano questi aspetti nel suo lavoro?
L’uomo contemporaneo ha sfidato e dominato la natura, modificando l’alternanza tra giorno e notte, tra luce e buio. Questa conquista ha profondamente alterato i suoi ritmi di vita e le sue abitudini.
La luce artificiale si è guadagnata un posto sempre più importante passando da strumento per vedere in assenza della luce naturale a fonte indispensabile di benessere psicofisico e comunicazione.
È stato ampiamente dimostrato che un ambiente luminoso che rispetta il nostro orologio biologico ci fa sentire meglio, e quindi lavorare meglio. Inoltre, l’integrazione di luce artificiale e naturale facilita la concentrazione e mantiene alta la soglia di attenzione, ci mantiene motivati, attivi, permettendoci di essere più produttivi e di dare il meglio di noi stessi.
Quindi non basta illuminare uno spazio, bisogna ricreare all’interno degli ambienti le sensazioni dell’ “esterno”.
È importante verificare l’orientamento degli edifici, per valutare in che modo la luce naturale penetra nell’ambiente nelle diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni, filtrandola, incanalandola o anche oscurandola se necessario per controllare l’innalzamento termico che l’eccesiva illuminazione solare potrebbe provocare.
La luce è poi comunicazione, infatti può raccontare, evocare, disegnare mondi luminosi anche geograficamente lontani che stimolano la fantasia e suscitano emozioni che appagano sensi e psiche.

Come sarà la luce del futuro?
Una luce intelligente, pensata e studiata da persone competenti, attente all’ambiente e alle nuove tecnologie, informate sul come utilizzarle al meglio. Sarà una luce ibrida che mescolerà sempre più la tecnologia LED con quella più collaudata delle sorgenti tradizionali, fluorescenti e alogene in primis. Cambierà anche il modo di produrre l’energia per creare la luce progettata nel rispetto dell’ambiente, sfruttando fonti naturali, ma senza abusarne: pannelli solari, energia eolica, batterie ad acqua, sono solo l’inizio di un nuovo modo di produrre energia e luce.

lunedì 26 settembre 2011

"SULLA SOGLIA" SILVIO WOLF al PAC

SILVIO WOLF
 

Sulla Soglia

a cura di Giorgio Verzotti

7 ottobre | 6 novembre 2011

PAC, Milano















Il PAC apre la nuova stagione espositiva con la mostra SILVIOWOLF. Sulla Soglia, a cura di Giorgio Verzotti,
in programma dal 7 ottobre al 6 novembre. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e prodotta dal PAC, la prima mostra personale in uno spazio pubblico italiano di Silvio Wolf, realizzata in esclusiva per il Padiglione d’Arte Contemporanea, fa parte delle iniziative organizzate in occasione della 7a Giornata del Contemporaneo, indetta per sabato 8 ottobre 2011 da AMACI Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiana, di cui il PAC è socio fondatore.
Sette distinte sezioni espositive presentano la sintesi di trent’anni di attività artistica. Silvio Wolf ha progettato un percorso che pone il visitatore al centro di un’esperienza visiva e sensoriale: installazioni ambientali, opere fotografiche e videoproiezioni sono pensate come stazioni di un viaggio che sin dall’ingresso coinvolge il pubblico attraverso immagini senza tempo, nelle quali la luce è l’elemento primario, espressione di un’arte che amplifica la percezione e gli stimoli sensoriali, ponendo il pubblico in una condizione che l’artista definisce “di ascolto”.


L'illuminazione delle opere é stata ideata dall'artista in stretta collaborazione con il Light Designer Marco Pollice.
Insieme essi hanno dato vita ad un progetto d'eccellenza, lavorando non solo sull'estetica ma sulla componente poetica delle opere, trasformando la luce in pura emozione.

La prima sezione presenta Light Wave, l’opera realizzata per la 53a Biennale di Venezia:

la grandiosa scrittura di luce posta sulla soglia del percorso espositivo sigla la dimensione sensoriale della mostra e introduce alle successive stazioni di questo viaggio.


Nelle tre sale seguenti si susseguono i cicli di opere fotografiche: Soglie (immagini simboliche di architetture), Orizzonti (astrazioni del linguaggio fotografico) e Icone di Luce (apparizione e scomparsa dell’oggetto-immagine), che affrontano le principali tematiche dell’artista nel medium fotografico.
Attraverso questi cicli di opere Silvio Wolf esamina con modalità differenti il rapporto di soglia fra reale visibile,  superficie e soggetto. L’immagine fissa di queste quattro sezioni interagisce con quella fluida delle video-proiezioni, che nella quinta sala esplorano in soggettiva spazi pubblici dalla forte connotazione simbolica, e con le suggestioni delle due grandi installazioni site-specific per il parterre al piano terra e la galleria al primo piano.
Le opere ambientali, attraverso l’uso d’irradiazione luminosa, suono, fotografia e superfici specchianti, coinvolgono attivamente lo spettatore all’interno dello spazio architettonico. La loro natura e il loro particolare allestimento richiedono al visitatore ora una posizione immobile e contemplativa, ora d’essere consapevolmente presente in spazi pensati come luoghi attivi di esperienza.
A compimento dell’intero percorso espositivo l’artista ha progettato, in collaborazione con Cinzia Bauci, contralto, e Pier Gallesi, musicista, la performance La Via del Cuore, che sarà presentata dal vivo ai giornalisti al termine della conferenza stampa, le sere dell’inaugurazione e della Giornata del Contemporaneo. La performance sarà successivamente riproposta in forma di registrazione sonora nel corso della mostra. Nata come vera e propria opera nell’opera, essa interpreta usticamente e performativamente la grande opera-vetrata del parterre, le cui dieci sezioni retro-illuminate accolgono simbolicamente lungo altrettante stazioni l’azione dei corpi, la voce umana e il mistico suono dello Shofar, l’antico strumento musicale della tradizione ebraica.


SilvioWolf

(Milano, 1952), Visiting Professor alla School of Visual Arts di New York e docente all’Istituto




Europeo di Design di Milano, realizza opere fotografiche, installazioni e interventi ambientali utilizzando il
video, la luce, la proiezione e il suono.
Ha esposto in musei, spazi pubblici e gallerie in diversi paesi oltre all’Italia, tra i quali Belgio, Canada, Germania,
Inghilterra, Lussemburgo, Spagna e Stati Uniti. Ha partecipato a Documenta VIII a Kassel e alla
53a Biennale di Venezia.




*BIANCO-VALENTE* THROUGH THE WORDS

*BIANCO-VALENTE*
"THROUGH THE WORDS"

OPENING: OCT 1.2011* H.19.00-22.00 until DEC 5.2011

... VOICE GALLERY
366, Z.I. SIDI GHANEM | 40000 MARRAKECH | MAROC

LIGHT DESIGN by MARCO POLLICE
POLLICE ILLUMINAZIONE - MILANO
www.polliceilluminazione.it

Ponti relazionali, coordinate partecipative e punti di contatto tra soggetti di diversa natura o estrazione culturale. Attraverso questi paesaggi linguistici Bianco-Valente hanno costruito, da tempo, un programma
artistico che pone l'accento sul nomadismo visivo e sulla *superconnesione*(virtuale) per edificare un piano regolatore di stampo polifonico, multiculturale, pluridisciplinare. Un discorso, questo, che pone l'accento su un modo diverso di percepire l'opera. Su un nuovo mondo che sta affiorando dagli orizzonti comunicativi della società digitale. Su una interoperabilità utile a riconsiderare il legame – forte o debole che sia - come *primus movens* della creatività e delle sensazioni umane.
Con *Through the Words*, personale che apre i battenti della VOICE Gallery (Marrakech) di Rocco Orlacchio, il duo artistico struttura una nuova economia di scambio intellettuale. Quasi a ricomporre le parti di un puzzle site specific emozionale Bianco-Valente costruiscono, difatti, alcune interconnessioni mentali per misurare e connettere gradi di creatività differente. Fino a suggerire viaggi multipli, progetti e programmi in cui l'essere si pone, contemporaneamente, singolare e plurale (per dirla con Nancy).
La cucitura agìta su una illustrazione cartografica strappata alla cultura locale. Il ritaglio fotografico inviato ad un amico per ricevere, in cambio, uno scritto di riferimento (costruito integralmente sull'immagine ricevuta) o, d'altro canto, il testo spedito ad un artista autoctono (di Marrakech, appunto) per ottenere l'immagine che lo stesso testo ha suscitato nella mente del lettore. *Through the Words* é, dunque, un piano di lavoro in cui l'immagine pensa la parola tanto quanto la parola pensa l'immagine per intraprendere un viaggio tra le maglie, le magie e le sovrapposizioni della vita e delle tante accezioni che la riguardano.
Di una vita che resta, fondamentalmente, l'*orizzonte dentro il quale si tesse la trama dell'opera*

mercoledì 24 agosto 2011

MARCO POLLICE: POESIE DI LUCE.

Scriveva Siegfried Giedion: “È la luce che dà la sensazione di spazio. Lo spazio è annullato dall’oscurità. Luce e spazio sono inscindibili. Se si elimina la luce il contenuto emotivo dello spazio scompare e diventa impossibile coglierlo.
Nell’oscurità non esiste alcuna differenza fra la valutazione emozionale del vuoto e quello di un interno ben articolato”.




L’architettura esiste perché c’è la luce.
La luce richiama l’attenzione, separa ed evidenzia, cattura, attrae o distrae, diventa informazione.
Il progetto di illuminazione è la sapiente combinazione di queste funzioni, declinate in corpi e sistemi illuminanti, applicate in diverse soluzioni tecniche e pianificate ad hoc per dare alla luce l’impatto, gli effetti e la qualità desiderati.
La luce diventa elemento architettonico determinante nel caratterizzare lo spazio vissuto.
La luce dipinge l’abitare con colori, effetti scenografici, dinamismi, può suggerire un’idea di infinito e di libertà o trasmettere una sensazione rassicurante di un ambiente accogliente e sereno. 
C’è una definizione di Richard Kelly che mi affascina perché esprime il concetto di ambient luminescence  ed evoca “la luce ininterrotta di una mattina innevata in aperta campagna o il crepuscolo su un fiume dove rive, acqua e cielo si confondono”.
Immagini poetiche che rivivono nell’opera di Marco Pollice, affermato light designer che da molti anni si occupa di “architettura” della luce a 360°.
Ricerca, consulenza, progettazione e produzione sono gli ambiti a cui si accosta con un approccio che lo pone a confronto con una moltitudine di discipline, lo richiama, come afferma Silvano Oldani - direttore della rivista LUCE - ad un sapere alto, ad una responsabilità etica, al valore contemporaneo della cultura della luce, protagonista di una disciplina al pari di altre discipline storiche che segnano e concorrono a disegnare la nostra storia umana e quella sociale e urbana delle nostre città”.
Forte di un know-how tecnologico consolidato, dotato di una particolare sensibilità ed un profondo, assoluto senso dello spazio, Marco è artefice di progetti d’eccellenza.
Progetti dove la luce destruttura lo spazio buio, crea volumi e superfici, esalta dettagli, in una sfida continua tra necessità di privacy e messa in scena palese.
Strade, piazze, edifici, abitazioni, uffici, musei, monumenti, fontane, negozi, giardini, parchi, piscine, assumono nuove identità,  passando da una dimensione anonima a quella del capolavoro.
Poesie di luce pregne di una componente emozionale che apre a nuove dimensioni, sospese nella quiete assoluta dell’incanto.
“Ogni progetto è una magica alchimia di forme, materiali e tecnologie. Progettare la luce significa studiare dei sistemi ad hoc in grado di rispondere alle particolari esigenze funzionali ed estetiche di ogni singolo progetto.  Nella realizzazione dei miei lavori, spesso mi  trovo di fronte alla sfida di dover ideare dei progetti di illuminazione specifici che si adattino a situazioni, contesti e applicazioni particolari. Penso alla luce su misura, che rimanga un pezzo unico, abbia una valenza  site specific.
La qualità della luce è in grado di contribuire alla qualità della vita e rappresenta un fattore fondamentale per il benessere psicofisico.
Un livello ancora più raffinato di progettazione dell’illuminazione consiste nel prevedere un sistema programmato che modifica l’assetto della luce in base alla stagione, al momento della giornata, al tipo di attività svolta.
Una considerazione inadeguata di una corretta ed efficiente illuminazione  porta a realizzazioni tutt'altro che ottimali e alla necessità di modifiche costose.
Affidarsi ad un “professionista della luce” significa, quindi, aggiungere valore al progetto in termini di efficienza, qualità, benessere e risparmio energetico: investendo nella qualità si abbattono i costi sociali.
Ritengo che, come afferma Oscar Niemeyer, la progettazione architettonica in toto debba “ecologicamente promuovere una nuova ospitalità all'uomo e trovare un equilibrio tra il naturale e l'artificiale, tra l'organico e il costruire. Un'armonia difficile da raggiungere ma verso cui tendere”.

LABIRINTO URBANO

Il  Festival del Verde è una manifestazione che ha interessato la città di Monza, dal 26 al 29 maggio, a conclusione del Green Street Festival, inaugurato a marzo con la mostra Prima che il Gallo Canti presso il Palazzo dell’Arengario.
Nato dalla volontà dell’Associazione culturale Green Street, con il Patrocinio del Ministero del’Ambiente, questo evento può essere considerato un unicum in Italia sia per la ricchezza del calendario eventi previsto sia per l’energia con cui è stato diffuso il messaggio di sensibilizzazione sui temi ambientali.


Ispirato a festival di fama internazionale quali il prestigioso Festival des Jardins, che ogni anno viene organizzato nella splendida cornice del castello di Chaumont-sur-Loire, ed il Chelsea Flower Show, il Festival del Verde ha rappresentato un’occasione preziosa per sviluppare una nuova cultura green e ha testimoniato la volontà di restituire un’immagine di città sempre più verde ed ecosostenibile in linea con le politiche di sviluppo internazionali.
Tutte le proposte hanno avuto luogo nel cuore della città, in spazi e luoghi pubblici tra i quali la Villa Reale, l’Arengario, la Piazza Trento e Trieste ed i Boschetti Reali.
Un vero e proprio percorso verde, fatto di installazioni e giardini effimeri, che ha visto all’opera diverse figure professionali tra vivaisti, architetti paesaggisti, designer e light designer. 
 Poetica e affascinante la proposta di Labirinto Urbano al Festival dei Giardini ai Boschetti della Villa Reale.
Ideato dall’arch. Luigi Ferrario, con l’intervento del light designer Marco Pollice e con l’installazione a verde curata dai Vivai Borromeo, Labirinto Urbano è un giardino composto da elementi architettonici vegetali, anche policromi, progettati nell’ambito della migliore tradizione italiana.
Spiega l’arch. Ferrario: “Il paesaggio della Pianura Padana è da secoli caratterizzato da un insieme di aree a prato e di campi coltivati in stretto rapporto all’attività agricola, capillarmente irrigati da canali e rogge, tipicamente perimetrati da bassi cespugli e piante rampicanti che galleggiano sulla superficie delle acque: campi tra loro collegati da strade vicinali ombreggiate da filari continui di pioppi cipressini. Frequentemente prati e campi si integrano sia con aree a pioppeto, caratterizzate da una piantumazione a trama geometrica, sia, in prossimità degli insediamenti rurali, con strutture lignee regolari per il sostegno di alberi da frutto.”

Ispirato sia alle trame geometriche dei territori della pianura sia alla tradizione del giardino monumentale e urbano, questo giardino fa riferimento al “genius loci” del suo contesto e ne utilizza, reinterpretandoli, tipologie, essenze arboree e  materiali.

All’interno del labirinto, elemento compositivo particolarmente misterioso ed intrigante, l’acqua, raccolta in bacini con piante acquatiche e nebulizzata in recinti vegetali, evoca le nebbie delle stagioni invernali.

Il 'Labirinto Urbano' ha, senza dubbio, il pregio di coniugare la bellezza paesaggistica dei nostri territori ad una progettazione d’eccellenza.

L'uso sapiente della luce, grazie alla rigorosa regia del light designer Marco Pollice,  esalta e sottolinea le qualità semantiche dell’intervento, dialogando con gli elementi naturali e, formalizzando una nuova possibile sintesi fra natura, cultura e tecnologia, suggerisce nuove forme di qualità urbana.

martedì 26 luglio 2011

"DALLA LUCE AL LED" forme uniche dell'innovazione tecnologica

FINO AL 15 SETTEMBRE 2011

Dalle 10.00 alle 18.00

SPAZIO POLLICE ILLUMINAZIONE
Via Rasori, 12 Milano 






Inaugurata da Marco Pollice, in occasione del cinquantesimo anniversario del Salone del Mobile, la mostra “DALLA LUCE AL LED: forme uniche dell’innovazione tecnologica ” è dedicata al design della luce, attraverso 30 lampade dagli anni ‘50 ad oggi, che ripercorrono la storia del design italiano scritta da uomini, idee, aziende e progetti “illuminati” che hanno contribuito a diffondere la cultura della luce, in termini di qualità ed innovazione.

La mostra, suddivisa in due sezioni, è visitabile fino al 15 Settembre, previo appuntamento.

Al piano terra dello Spazio Pollice Illuminazione sono esposte lampade “icone” progettate da Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Giò Ponti, Angelo Mangiarotti, Gae Aulenti ed altri illustri protagonisti del Design Italiano.
In un’ottica di continua ricerca tecnologica e sperimentazione che, da sempre, contraddistingue Pollice illuminazione, le lampadine in dotazione agli apparecchi sono state sostituite da LED e OLED di ultima generazione per garantire una miglior efficienza, resa cromatica, risparmio energetico e benessere psicofisico. 
Lo spazio è illuminato da un sofisticato sistema a LED che simula la luce naturale nelle diverse ore del giorno, dall’alba al tramonto, mostrando le potenzialità dell’applicazione di questa nuova tecnologia all’edilizia abitativa.  
La comparsa di LED e OLED offre nuove possibilità di realizzare in esterno e negli interni progetti di alta qualità, con effetti luminosi di grande suggestione.
Al piano interrato sono presentate, per la prima volta, 10 prototipi originali ed  inediti di 
Pollice Illuminazione, realizzati dagli anni ‘30 ad oggi, ispirati al funzionalismo del Bauhaus e caratterizzati da forme lineari e disadorne.  

Info:
+39.02.48028415
fax +39.02.36639009
marcopollice@polliceillumi​nazione.it 

ARCHITETTURA DELLA LUCE

Polliceilluminazione è una società che si avvale di un team di professionisti, un centro di ricerca dove ogni attività è svolta sulla base di valori condivisi: innovazione costante, ricerca tecnologica, sperimentazione, creatività, sostenibilità.
L’organico è coordinato dal light designer Marco Pollice,  erede di una famiglia che da tre generazioni si occupa di “architettura” della luce a 360°.
Ricerca, consulenza, progettazione, customizzazione e produzione sono gli ambiti a cui si accosta con un approccio che lo pone a confronto con una moltitudine di discipline e lo richiama, ad un sapere alto, ad una responsabilità etica, al valore contemporaneo della cultura della luce, protagonista di una disciplina al pari di altre discipline storiche che segnano e concorrono a disegnare la nostra storia umana e quella sociale e urbana delle nostre città.
Forte di un know-how tecnologico consolidato, dotato di una particolare sensibilità ed un profondo, assoluto senso dello spazio, Marco Pollice è artefice di soluzioni in grado di rispondere alle particolari esigenze funzionali ed estetiche di ogni singolo progetto, con una particolare attenzione alla qualità della luce, in termini di efficienza, comfort visivo, resa cromatica, benessere psicofisico, risparmio energetico, economia e sicurezza.
Attualmente è consulente per alcune Società, tra cui Esselunga S.p.A. e Gruppo Generali.
Polliceilluminazione rappresenta una realtà d’avanguardia, fortemente impegnata nello sviluppo di soluzioni sempre più innovative, capace di affiancare light designer, architetti, progettisti ed installatori in tutte le fasi progettuali: dall’analisi psicologica percettiva alla realizzazione esecutiva.
Le consulenze nazionali ed internazionali hanno portato questa azienda ad essere uno dei nomi di riferimento nel   lighting design.
La versatilità di Pollice e del suo team ha portato lo studio ad operare ai massimi livelli in ambiti molto diversi tra loro, al servizio di enti, imprese e privati.
Prestigiosi sono i lavori realizzati con grandi architetti come Mario Bellini (Mario Bellini Architects), Aldo Cibic (Cibic & Partners), Antonio Citterio (Antonio Citterio & Partners), Vittorio Gregotti (Gregotti Associati International), e a livello internazionale con Claudio Silvestrin (Claudio Silvestrin Architects), Norman Foster (Foster & Partners) e con lo studio SITE di NY.
Una menzione meritano progetti quali l’illuminazione dello Stadio Meazza di Milano,  Grand Hotel Villa D’Este a Como, il Resort Golf di Castiglion del Bosco a Montalcino (SI), Centro Culturale e Stadio delle Alpi a Torino, Vodafone building a Roma, Area Portello, Piazza della Bicocca,  AEM Casa dell’Energia, Hotel Scala e Messaggerie Musicali a Milano, sede Barilla a Parma, …
Fra le importanti collaborazioni spiccano, inoltre, quelle in ambito artistico e museale, tra cui, degno di nota, il Museo Alessi ad Omegna con Alessandro e Francesco Mendini (Atelier Mendini).