mercoledì 24 agosto 2011

MARCO POLLICE: POESIE DI LUCE.

Scriveva Siegfried Giedion: “È la luce che dà la sensazione di spazio. Lo spazio è annullato dall’oscurità. Luce e spazio sono inscindibili. Se si elimina la luce il contenuto emotivo dello spazio scompare e diventa impossibile coglierlo.
Nell’oscurità non esiste alcuna differenza fra la valutazione emozionale del vuoto e quello di un interno ben articolato”.




L’architettura esiste perché c’è la luce.
La luce richiama l’attenzione, separa ed evidenzia, cattura, attrae o distrae, diventa informazione.
Il progetto di illuminazione è la sapiente combinazione di queste funzioni, declinate in corpi e sistemi illuminanti, applicate in diverse soluzioni tecniche e pianificate ad hoc per dare alla luce l’impatto, gli effetti e la qualità desiderati.
La luce diventa elemento architettonico determinante nel caratterizzare lo spazio vissuto.
La luce dipinge l’abitare con colori, effetti scenografici, dinamismi, può suggerire un’idea di infinito e di libertà o trasmettere una sensazione rassicurante di un ambiente accogliente e sereno. 
C’è una definizione di Richard Kelly che mi affascina perché esprime il concetto di ambient luminescence  ed evoca “la luce ininterrotta di una mattina innevata in aperta campagna o il crepuscolo su un fiume dove rive, acqua e cielo si confondono”.
Immagini poetiche che rivivono nell’opera di Marco Pollice, affermato light designer che da molti anni si occupa di “architettura” della luce a 360°.
Ricerca, consulenza, progettazione e produzione sono gli ambiti a cui si accosta con un approccio che lo pone a confronto con una moltitudine di discipline, lo richiama, come afferma Silvano Oldani - direttore della rivista LUCE - ad un sapere alto, ad una responsabilità etica, al valore contemporaneo della cultura della luce, protagonista di una disciplina al pari di altre discipline storiche che segnano e concorrono a disegnare la nostra storia umana e quella sociale e urbana delle nostre città”.
Forte di un know-how tecnologico consolidato, dotato di una particolare sensibilità ed un profondo, assoluto senso dello spazio, Marco è artefice di progetti d’eccellenza.
Progetti dove la luce destruttura lo spazio buio, crea volumi e superfici, esalta dettagli, in una sfida continua tra necessità di privacy e messa in scena palese.
Strade, piazze, edifici, abitazioni, uffici, musei, monumenti, fontane, negozi, giardini, parchi, piscine, assumono nuove identità,  passando da una dimensione anonima a quella del capolavoro.
Poesie di luce pregne di una componente emozionale che apre a nuove dimensioni, sospese nella quiete assoluta dell’incanto.
“Ogni progetto è una magica alchimia di forme, materiali e tecnologie. Progettare la luce significa studiare dei sistemi ad hoc in grado di rispondere alle particolari esigenze funzionali ed estetiche di ogni singolo progetto.  Nella realizzazione dei miei lavori, spesso mi  trovo di fronte alla sfida di dover ideare dei progetti di illuminazione specifici che si adattino a situazioni, contesti e applicazioni particolari. Penso alla luce su misura, che rimanga un pezzo unico, abbia una valenza  site specific.
La qualità della luce è in grado di contribuire alla qualità della vita e rappresenta un fattore fondamentale per il benessere psicofisico.
Un livello ancora più raffinato di progettazione dell’illuminazione consiste nel prevedere un sistema programmato che modifica l’assetto della luce in base alla stagione, al momento della giornata, al tipo di attività svolta.
Una considerazione inadeguata di una corretta ed efficiente illuminazione  porta a realizzazioni tutt'altro che ottimali e alla necessità di modifiche costose.
Affidarsi ad un “professionista della luce” significa, quindi, aggiungere valore al progetto in termini di efficienza, qualità, benessere e risparmio energetico: investendo nella qualità si abbattono i costi sociali.
Ritengo che, come afferma Oscar Niemeyer, la progettazione architettonica in toto debba “ecologicamente promuovere una nuova ospitalità all'uomo e trovare un equilibrio tra il naturale e l'artificiale, tra l'organico e il costruire. Un'armonia difficile da raggiungere ma verso cui tendere”.

LABIRINTO URBANO

Il  Festival del Verde è una manifestazione che ha interessato la città di Monza, dal 26 al 29 maggio, a conclusione del Green Street Festival, inaugurato a marzo con la mostra Prima che il Gallo Canti presso il Palazzo dell’Arengario.
Nato dalla volontà dell’Associazione culturale Green Street, con il Patrocinio del Ministero del’Ambiente, questo evento può essere considerato un unicum in Italia sia per la ricchezza del calendario eventi previsto sia per l’energia con cui è stato diffuso il messaggio di sensibilizzazione sui temi ambientali.


Ispirato a festival di fama internazionale quali il prestigioso Festival des Jardins, che ogni anno viene organizzato nella splendida cornice del castello di Chaumont-sur-Loire, ed il Chelsea Flower Show, il Festival del Verde ha rappresentato un’occasione preziosa per sviluppare una nuova cultura green e ha testimoniato la volontà di restituire un’immagine di città sempre più verde ed ecosostenibile in linea con le politiche di sviluppo internazionali.
Tutte le proposte hanno avuto luogo nel cuore della città, in spazi e luoghi pubblici tra i quali la Villa Reale, l’Arengario, la Piazza Trento e Trieste ed i Boschetti Reali.
Un vero e proprio percorso verde, fatto di installazioni e giardini effimeri, che ha visto all’opera diverse figure professionali tra vivaisti, architetti paesaggisti, designer e light designer. 
 Poetica e affascinante la proposta di Labirinto Urbano al Festival dei Giardini ai Boschetti della Villa Reale.
Ideato dall’arch. Luigi Ferrario, con l’intervento del light designer Marco Pollice e con l’installazione a verde curata dai Vivai Borromeo, Labirinto Urbano è un giardino composto da elementi architettonici vegetali, anche policromi, progettati nell’ambito della migliore tradizione italiana.
Spiega l’arch. Ferrario: “Il paesaggio della Pianura Padana è da secoli caratterizzato da un insieme di aree a prato e di campi coltivati in stretto rapporto all’attività agricola, capillarmente irrigati da canali e rogge, tipicamente perimetrati da bassi cespugli e piante rampicanti che galleggiano sulla superficie delle acque: campi tra loro collegati da strade vicinali ombreggiate da filari continui di pioppi cipressini. Frequentemente prati e campi si integrano sia con aree a pioppeto, caratterizzate da una piantumazione a trama geometrica, sia, in prossimità degli insediamenti rurali, con strutture lignee regolari per il sostegno di alberi da frutto.”

Ispirato sia alle trame geometriche dei territori della pianura sia alla tradizione del giardino monumentale e urbano, questo giardino fa riferimento al “genius loci” del suo contesto e ne utilizza, reinterpretandoli, tipologie, essenze arboree e  materiali.

All’interno del labirinto, elemento compositivo particolarmente misterioso ed intrigante, l’acqua, raccolta in bacini con piante acquatiche e nebulizzata in recinti vegetali, evoca le nebbie delle stagioni invernali.

Il 'Labirinto Urbano' ha, senza dubbio, il pregio di coniugare la bellezza paesaggistica dei nostri territori ad una progettazione d’eccellenza.

L'uso sapiente della luce, grazie alla rigorosa regia del light designer Marco Pollice,  esalta e sottolinea le qualità semantiche dell’intervento, dialogando con gli elementi naturali e, formalizzando una nuova possibile sintesi fra natura, cultura e tecnologia, suggerisce nuove forme di qualità urbana.